s. f. [dal lat. attentio -onis, der. di attendĕre «rivolgere l’animo»]. – “1. Atto di rivolgere e applicare la mente a un oggetto; processo che permette di concentrare o d’indirizzare l’attività psichica su un determinato oggetto, sia di ordine sensoriale (a. sensoriale), sia di ordine rappresentativo (a. rappresentativa, interna, intellettuale): a. viva, intensa, scarsa, debole, ecc.; fare, prestare a., stare attento; attirare, richiamare, distrarre, sviare l’a.; destare, suscitare l’a. di qualcuno, eccitarne l’interesse e la curiosità; mettere a. in una cosa, farla con molta cura e diligenza. Nella psicologia sperimentale, psicometria dell’a., misurazione comparativa della capacità di attenzione dei singoli individui, eseguita mediante speciali apparecchi elettrici. Come esclam., attenzione! (ellissi di fate a. e sim.), modo di richiamare l’attenzione di qualcuno; in genere, lo stesso che attento, attenti (v. le voci). 2. Nel plur., premure, cortesie: usare a qualcuno molte a.; ricevere mille a.; vi sono grato delle vostre a.; meno com. al sing., e per lo più in frasi negative o limitative: non hai nessuna a. per tua madre; avesse almeno qualche volta un’a. per me!”.

(Treccani, Enciclopedia on-line)

 

Prestare attenzione” è forse, nell’arco delle locuzioni che si imparano durante il lungo cammino della vita, una delle prime frasi che tutti noi apprendiamo. Dall’ambito personale a quello scolastico, passando attraverso il lavoro e gli hobby, un solo mantra: “attenzione”.
Con o senza punto esclamativo s’imparerà, con il tempo, quanto sia importante “prestare attenzione” ed essere concentrati su un qualcosa volgendo verso quest’ultima tutta la propria attività psichica del momento.

Questo, durante la propria attività, è ciò che mette in campo la nostra società: prestare attenzione ad ogni minimo e singolo dettaglio. Concentrarsi, focalizzarsi, convogliare tutti gli sforzi utili al raggiungimento di quanto richiesto dal committente.