Gentili lettori come ben ricorderete, nelle scorse interviste (un po’ turbolente ed inusuali), ci stavamo addentrando nel “fantastico mondo” – come direbbe Amélie – dell’analisi fisica di una persona la quale, evidenziando eventuali anomalie somatiche o costituzionali – stando alle parole del sig. Lombroso –, potrebbe rivelarsi essere un criminale.

Sarà davvero così? È davvero possibile ricorrere a tali teorie per identificare un potenziale “delinquente”? Probabilmente sì o assolutamente no, il confine è sottile: “Di tutte le arti, la finzione è probabilmente l’arma più raffinata. Necessita sempre di un po’ di eleganza, e a volte di una buona dose di coraggio”.

Si presenta così, avvolto dalle tenebre, il sig. Arsène Lupin o forse, sarebbe meglio dire, il sig. Raoul d’Andrésy oppure il principe Paul Sernine o, ancora, il sig. Horace Velmont o meglio Don Luis Perenna? Non vi è certezza di chi, in questo momento, ci stia capitando davanti.

Storica creazione della pena di Maurice Leblanc, monsiuer Lupin si presentò al pubblico come anti-Sherlock Holmes d’oltralpe: sfuggente, camaleontico, artistico, gentiluomo, scaltro, astuto, geniale e raffinato. Colui che, fosse vissuto all’epoca del sig. Lombroso, gli avrebbe dato del filo da torcere. Non categorizzabile, non definibile, non descrivibile in purezza: “Voi mi avete visto, ma non mi avete guardato”.

Della “camaleonticità” e del potere di persuasione il “ladro gentiluomo” – moderno Robin Hood – ne ha fatto il suo marchio di fabbrica: “Perché avere un aspetto ben definito? Perché non evitare il rischio di una personalità sempre identica? Le mie imprese bastano a descrivermi”. Come dargli torto: “Preferisco che nessuno possa affermare con certezza: ecco Arsène Lupin. L’essenziale è che dicano senza tema d’errore: è stato Arsène Lupin”.

Cosa avrebbe da dire il sig. Lombroso in replica a tali dichiarazioni? Sarebbe forse il caso di domandarglielo? Se Bruno Vespa ce lo concedesse si potrebbe organizzare un vis à vis tra i due, alla stregua di un singolar certamen, dal titolo: “La teoria del delinquente vs l’arte del travestimento: il confronto”.

Ho pensato che l’uomo che un giorno avrebbe avuto l’onore di chiamarsi Arsène Lupin doveva essere svincolato dalle comuni leggi dell’aspetto e dell’identità”. I presupposti ci sono tutti.

Ora, non ci resta che attendere.